Il buio era assoluto, denso e infinito. Una perfetta rappresentazione dell'oblio fisico e mentale dell'essere che vi era immerso. Giorni e mesi, o forse anni e decenni. Uno dopo l'altro, tutti uguali, perfettamente omogenei, senza il minimo sconquasso, fosse esso esterno o interno al corpo che giaceva sul fondo di quell'abisso.
Plic.
L'eternità era davvero lunga se non la si poteva confrontare nemmeno con un pensiero? Il significato del tempo stesso strappato via e annullato dall'assenza della mente. Non diversamente dal il colore in assenza di luce.
Plic.
O forse era l'io ad aver perso il suo significato, appiattito dalla tabula rasa che da tempo immemore caratterizzava la mente della creat- Plic.
Argh.
Plic.
La quarta goccia a schiantarsi contro il carapace cristallino è quella che fa traboccare il vaso. Le giunture iniziano a muoversi e una sagoma si erge pigramente nell'oscurità. La mente fuoriesce lentamente dal suo lungo torpore.
Dopo così tanto tempo, il mio stesso movimento mi pare innaturale. Le venature nella mia calotta superiore pulsano. Pensare di nuovo in maniera attiva mi confonde. Il ragionamento mi pare un processo inconcepibilmente peculiare. Mi guardo intorno, per nulla ostacolato dal buio. Mi trovo ancora sul fondo del crepaccio in cui mi sono lanciato, circondato dai frammenti cristallini dell'arto fratturato in mille scheggie alla fine della caduta. Articolo con cura i tre segmenti del braccio rimastomi per tastare l'entità del danno e con ben poca sorpresa scopro che nel punto dove si trovava non rimane che una superfice frastagliata. In cuor mio era da molto tempo che sapevo che il braccio non era più parte di me, ma, come con tutto ciò che riguardava la mia permanenza in quel baratro, mi rendevo solo ora veramente conto del fatto.
Ora che il mio io si è reinserito nel turbine dell'esistenza, mi trovo improvvisamente a ripugnare questo posto. La voragine dove mi ero scagliato accettando la morte e dove forse ho sofferto un fato peggiore. Ora, improvvisamente, non voglio altro che vivere.
Inizio la lunga scalata dei ripidi lati della fenditura verticale. Appiglio dopo appiglio, sporgenza dopo sporgenza, il braccio rimanente e le mie tre gambe, per quanto a fatica, riescono con lentezza a portarmi fino in cima. E alzando lo sguardo mi trovo nuovamente davanti la fonte del mio cordoglio. Goliban. La città dei Cutrul. Il mio mondo.
Mi aggiro tra gli edifici scavati nella roccia viva. Poggio le mie quattro punte manipolatrici sulle incisioni sui muri per sentire ancora una volta la vita della mia gente tramite i messaggi da loro lasciati, cercando di ignorare i loro corpi senza vita tutt'intorno a me. Vago per un tempo indeterminato, fino a che non mi trovo davanti alla Grande Madre. L'enorme cristallo giace inerme come l'ultima volta che l'avevo visto. Mi pervade nuovamente un atroce senso di perdita e tristezza. Non avevamo saputo adattarci e prosperare. Il cambiamento che avevamo intrapreso per sopravvivere era stata la nostra fine. Prendo improvvisamente coscienza di essere circondato dal nostro fallimento, cristallizato nel tempo dal nostro totale annientamento e il nulla che ci ha sostituito. Il trionfo della morte e dell'oblio sulla vita.
Non resisto oltre in questo monumento a ciò che fu. Qui non c'è più nulla per me. Devo uscire.
Sento il tepore diffondersi nelle mie membra quando i raggi della grande luce superiore iniziano ad attraversarmi. Contro ogni logica, ho scelto di ascendere nelle gallerie e raggiungere la grande caverna luminosa. I ricordi a riguardo sono ovviamente dolorosi, ma è anche il posto più inusuale mai visto dai Cutrul e, credo, la mia migliore occasione per lasciarmi tutto alle spalle. Per quanto le memorie passatemi tramite la Grande Madre siano vivide, non ero preparato all'esperienza che sto vivendo. Il terreno è morbido. In ogni direzione vedo delle strane formazioni verdi. Una specie di colonna marrone che si divide fino alle estremità dove sono attaccate moltissime protuberanze verdi. E queste si muovono armoniosamente in maniera quasi ritmica. Le studio più da vicino e mi rendo conto che questo movimento non è spontaneo, ma provocato dallo scorrere dell'aria. Cosa faccia muovere l'aria stessa, però, rimane un mistero. Forse è una proprietà dovuta alle dimensioni di questo spazio? Dopotutto, guardando in alto non vedo il soffitto, e le enormi formazioni rocciose che vedo in torno a me, terminano ad un certo punto; come se fossero enormi stalagmiti. E sono anch'esse ricoperte di quei costrutti verdi. Sono davvero ovunque.
Non sapendo dove andare, mi dirigo all'incirca nella direzione della grande luce, maestosa e misteriosa. Sto camminando già da parecchio, su e giù per le enormi rocce che cospargono il territorio, ma la luce continua a sembrare ugualmente lontana. Sono a dir poco confuso, ma di certo non ho intenzione di desistere. Continuo ad andare avanti. Un sali e scendi senza fine. Sto per perdere la pazienza, ma supero un'ultima cima e davanti a me si spazia una landa blu sconfinata. Sembra davvero infinita. Penso per un attimo che il mio stupore non possa aumentare ulteriormente, ma poi mi rendo conto dal suo movimento ritmico e dal rumore che echeggia in lontananza che la distesa stagliata innanzi è interamente composta d'acqua. Non avrei mai potuto immaginare che esistesse così tanta di quella sostanza che infiltrava la nostra grotta formando dei rigagnoli da poco e rendendo la roccia scivolosa. Mi appoggio per terra per calmarmi un'attimo e cercare di processare quanto mi circonda.
Ci vuole qualche minuto, mi riprendo e rialzo lo sguardo. Ed ora non è tanto la sostanza a catturare il mio interesse, ma il fatto che è semplicemente bellissimo. E mi giro all'indietro e guardo la serie di formazioni rocciose coperte di verde che ho attraversato. Bellissima anch'essa. Due spazi completamente diversi, ma ugualmente incredibili ai miei occhi, che s'incontrano e coesistono. In che genere di posto sono finito?
Decido immediatamente di scendere verso il basso e scoprire cosa succede nel punto in cui si toccano.
Notte, pensieri a freddo su spiaggia e mondo, incontro umani.
Ci vollero decenni, battaglie su battaglie, ma infine il Culto o, per meglio dire, i "Popoli del Mare" furono sconfitti. Non mi faccio illusioni sul mio contributo. A portare davvero alla sua caduta furono le popolazioni umane delle coste del Mediterraneo.
ROBA DA CHIEDERE A LUKE, STA PARTE NON MI è PER NULLA CHIARA.
Indipendentemente da tutto, il conflitto mi prese interamente. Alla sua fine mi ritrovai asciugato di tutte le mie energie. Ero pronto ad andare avanti, ma non mi ritenevo preparato a ripetere il ciclo per una terza volta. Entrare a far parte di una comunità, stringere un legame con un popolo, per poi perderlo di nuovo. E allora mi dedicati a ciò che mi allietava da sempre, la ricerca scientifica, ma per conto mio. Isolato dal mondo e concentrandomi unicamente sull'acquisizione di conoscenza.
MORE INFO E NEWS RISVEGLIO. BRACCIO MECCANICO.
Solo ora mi rendo conto di quanto davvero sapessimo sui Popoli del Mare. Pensai, come tutti, che la loro sconfitta fosse totale e il loro annientamento definitivo. Invece stavamo solo mozzando i suoi infiniti tentacoli, un compito ovviamente necessario, ma non siamo mai arrivati davvero a comprendere cosa ci trovavamo davanti.
Post CGOM, secoli dedicati allo studio e alla conoscenza. Risveglio CGOM.
Creazione braccio meccanico. Creazione vocalizzatore con tecnologia rubata alla Fondazione (implicazione che sia basato su un Anderson-Sumire). Integrato a sua volta nell'ultima versione del braccio con anche il taser.
Mentre il rumore dell'alfetta scassata sparisce in lontananza, mi rifugio all'interno per controllare la qualità del prodotto consegnatomi. Era un oggetto dalle potenti proprietà taumaturgiche e non era stato facile ottenerlo. Lo osservo a lungo alla ricerca di difetti e danni, ma con mio grande sollievo si rivela essere in condizioni pressochè perfette. Mi dirigo quindi senza indugio nel laboratorio che ho allestito nella stalla di questa cascina abbandonata che mi fa ora da residenza.
Riuscire a creare una sinergia tra il mio nuovo acquisto e gli altri oggetti che ho ottenuto e costruito negli ultimi mesi non sarà per nulla facile e il risultato probabilmente deludente, ma se voglio eradicare il cancro che è il Grande Occhio, devo prima mutilarlo, tagliare le propaggini che gli permettono di agire. Deve estirpare il suo culto.
Ma per poterlo fare da solo devo agire con efficacia. Colpire senza pietà dove fa più male. E al momento non vedo modo migliore per iniziare se non individuando i suoi leader. Questi mostri, perchè di mostri si tratta, sono esseri molto potenti e pericolosi. Eliminarli sarà difficile, ma questo loro potere lascia delle tracce che la chimera magi-meccanica che sto creando dovrebbe riuscire a individuare. E poi dovrò trovare un modo di ucciderli… Un passo alla volta. Devo andare con ordine o la proporzione titanica dell'impresa mi schiaccierà ancor prima di iniziare. Non posso perdere la calma. Nella frenetica ricerca del materiale che mi serviva avevo già allertato la Confraternita alla mia esistenza. Ulteriore attenzione poteva mettere fine ai miei piani. Inammissibile.
Inizio a selezionare gli strumenti di cui avrò bisogno e a posizionarli su uno dei tavoli da lavoro rinforzati. La mia preparazione sul procedimento è puramente teorica, ma dovrà bastare. I miei movimenti si fanno frenetici, non per l'ansia, emozione che nei millenni ho imparato a sottomettere, ma per la sensazione finalmente di star facendo progressi. Sento il mio obiettivo avvicinarsi. E sento un suono. Un suono che non dovrebbe essere. Movimento dietro di me.
Mi giro di scatto appena in tempo per registrare e evitare l'attacco in arrivo. Un singolo proiettile passa a pochi centimetri dalla mia calotta superiore e si conficca nel muro di terra retrostante. Usando il braccio come leva mi fiondo dietro all'ammasso di tavoli e macchinari del mio laboratorio appena prima che una serie di colpi di piccolo calibro penetrasse il mio generatore elettrico.
"Posticino interessante che ti sei creato, abominio."
Sporgo testa da dietro al mio nascondiglio per analizzare il mio avversario. Umano, media statura. Il fisico è difficile da determinare sotto il vestiario, ma presumibilmente molto in forma. Carnagione scura, ma confidente nella pronuncia italiana. Leggero accento marchigiano. Indossa una veste scura da combattimento. Rinforzata dove la posso vedere, ma molto sottile. Probabilmente estremamente flessibile per permettere movimenti di qualsiasi genere. Il tutto coperto da stoffa con disegni stupidamente elaborati. Nelle mani tiene due armi da fuoco di colore argenteo. Mi pare di vedere dei simboli incisi sul carrello, come fosse un'arma simbolica. Tutto fa pensare che sia parte di un gruppo locale di cacciatori di anomalie o qualche stronzata del genere. Ma da quand'è che quei coglioni avevano sviluppato un secondo neurone e avevano abbandonato le loro cazzo di spade per le armi da fuoco? Merda. Devo riflettere e prendere tempo.
Il mio vocalizzatro prende vita, emettendo la sua solita voce metallica. "Non so cosa vuole, ma richiedo che esca immediatamente dal mio domicilio!" Che scusa patetica, ma l'uomo pare confuso.
"Sono Bartolomeo Romano Tordinelli. Della celebre famiglia di cacciatori di mostri e protettori dell'umanità."
"Chi? Mai sentiti nominare." Il che, ironicamente, era vero, ma bastava che lo tenesse a parlare abbastanza da permettermi di muovermi ancora qualche centimetro verso destra.
"So che cerchi di prendere tempo, ma ti servirà a poco. Sono qui per ucciderti e lo sai. Cos'altro importa?"
Invece di rispondere uso il mio braccio cutrul per rivoltare un tavolo nella direzione del mio avversario, rovesciando a terra decine di blocchi di appunti, mentre col braccio umanoide afferro il mio fucile a pompa, finalmente abbastanza vicino. Sparo senza indugio, ma per quando la rosa di pallettoni raggiunge la distanza a cui si trovava il cacciatore, questi si è già spostato, buttandosi a capofitto dietro un pilastro di mattoni. È nuovamente ora di rischiare. Sparando ancora, ma questa volta mirando al pilastro stesso, spero che l'instabilità del sostegno di mattoni alla ricezione del colpo convinca Bartolomeo che è meglio spostarsi, costringendolo a portarsi all'aperto dove posso colpirlo. Le altre due possibilità sono che non ci sia nessuna reazione, o che il pilastro collassi facendo crollare il tetto e uccidendoci entrambi. Premo il grilletto e la il risultato è quello sperato. Tuttavia il mio avversario non si è fatto prendere dal panico ed è sbucato da dietro il suo riparo molto basso, con rapidità sovrumana e già sparando a sua volta. Un colpo mi scheggia di striscio la testa, mentre un altro viene fermato dal freddo metallo del mio braccio destro. Di nuovo accucciato dietro il tavolo rovesciato, sento un rumore elettrico. Dei proiettili devono aver colpito alcune delle mie apparecchiature. Penso a come muovermi, ma dei proiettili che impattano il tavolo e il muro dietro di me sono un convincente invito a restare fermo.
La voce di Bartolomeo echeggia dall'altro lato del casolare: "Se ti arrendi subito la tua morte sarà veloce e dignitosa."
Non posso sconfiggerlo. È troppo veloce, troppo abile; questo è chiaro. Non ha intenzione di sottovalutarmi e non commetterà errori… Ma in realtà a sua insaputa un errore lo sta commettendo. Lancio il mio fucile oltre la mia barricata di fortuna e alzo le mani. "Mi arrendo." Mi alzo in piedi e davanti a me si erge Bartolomeo, con entrambe le pistole puntate nella mia direzione.
"Bene. Avevo avuto l'impressione che fossi un essere ragionevole."
"Non devi, anzi non puoi uccidermi."
"Mi sembra di star facendo un ottimo lavoro." La sua espressione fa spazio ad un sorriso sornione.
"Non in senso materiale. Non siamo nemici. Vedi tutta questa roba? Sto lavorando per scongiurare un pericolo enorme per la razza umana. Se mi uccidi, peggiori le possibilità per la tua specie nella sua interezza."
"Quindi dovrei credere che tu stia lavorando per noi? Semplicemente per bontà?"
"No, lo faccio unicamente per ragioni personali, ma ciò non toglie che sia di beneficio per entrambi."
"Mi spiace, ma niente da fare."
"Dannazione, non capisci! Il mio nemico; il nostro nemico è incredibilmente pericoloso!"
Il viso di Bartolomeo si è fatto estremamente serio.
"No, tu non capisci. Per generazioni la mia famiglia si è assunta il dovere di eliminare mostri e creature sovrannaturali come te per la protezione della specie umana. Non importa quanto pericolosi, quanto cattivi, importa solo che voi non dovreste esistere. Questo è il nostro mondo. E se davvero ciò che dici si riveli veritiero, mi occuperò anche di questa minaccia a tempo debito."
Non stava scherzando. È convinto di quel che dice della giustizia della sua missione. Idiota. Era chiaro che non avesse idea di quali fossero le forze che davvero controllavano il mondo. Per quanto abile era un pesce piccolo. La sua famiglia non aveva mai compreso la natura dell'anomalo e di quanto fosse radicato nella realtà, quanto ne fosse parte integrante. Da un lato la sua determinazione è ammirabile, ma avrebbe potuto condannarli tutti.
Vedo nei suoi occhi che stava per sparare. Che tra pochi istanti la mia lunga esistenza sarebbe giunta al termine. Finalmente. Però che tempismo di merda.
Improvvisamente un boato squarciò l'aria, mandando in frantumi l'incrocio di sguardi che si era formato. Il portone della stalla è spalancato spargendo ovunque scheggie e frammenti di legno. Attraverso la luce proveniente dalla nuova apertura e il nuvolone di polvere si intravedono sette figure.
Bartolomeo fa a malapena in tempo a reagire che un proiettile sibila nella sua direzione colpendolo di striscio alla spalla. Il giovane istintivamente poggia una mano sopra la ferita sanguinante.
"Non costringermi a spararti sul serio, giovanotto." A parlare è stato un volto conosciuto. Un vecchio esile, ma vispo. Tiene una mano sull'elsa di una spada e stringe un revolver con la canna fumante nell'altra. Al collo ha un crocifisso e dietro di lui sei cavalieri di una squadra d'assalto della Confraternita dei Cavalieri di San Giorgio. Ognuno di loro imbraccia una mitragliatrice e la punta sul cacciatore.
Guardo Bartolomeo ed è chiaro che non ci mette molto a calcolare le proprie possibilità. Stringe i denti e si butta al riparo. I cavalieri aprono il fuoco cospargendo di piombo il poco che rimaneva integro del laboratorio, ma un gesto del vecchio porta al silenzio le bocche da fuoco. Nonostante ciò, il cacciatore estrae un talismano dal proprio abito e vocifera qualcosa tra sè e sè. La sua forma inizia ad appiattirsi rapidamente nella sua stessa ombra fino alla totale scomparsa. Fatico a riprendermi dallo stupore e riassumere tutto quello che è appena successo, ma quando finalmente alzo lo sguardo, le sei mitragliatrici sono puntate verso di me.
Non so cosa fare, ma il vecchio si frappone tra me e la sua squadra.
"Non si preoccupi. Al contrario del suo ospite precedente noi siamo qui per parlare."
"Cavalieri della Confraternita e parlare? Scusi se sono scettico."
"Va bene, se preferisce, lo interpreti come un favore ricambiato per non avermi ucciso al nostro ultimo incontro."
"Non avevo ragione di farlo."
"E io non ho ragione di uccidere lei. Anzi, mi presento, sono il vescovo Giancarlo Cisalli. E come ha già intuito lavoro nel nome di nostro Signore onnipotente come parte della Confraternita dei Cavalieri di San Giorgio."
Non dico nulla e il vescovo continua.
"Quello che mi ha detto nella caverna, mi ha… colpito. Ho studiato e riflettuto e credo di sapere quale sia la sua missione."
"E allora sa che non rappresento alcun pericolo per voi."
"Sono d'accordo, ma vede, i nostri principi e le nostre regole non ci permettono lasciare che lei scorrazzi in giro mettendo a rischio la popolazione per i suoi scopi. Ho intercesso per lei. Non le sarà fatto del male, ma a condizione che lei venga con noi e sia collaborativo per tutto il tempo richiesto."
"Ho possibilità di scelta?"
"Io gliela darei, ma i miei superiori non sono altrettanto flessibili."
"Capisco." Mi guardo attorno. Il mio laboratorio è praticamente stato raso al suolo nello scontro. Manufatti insostituibili, macchinari estremamente complessi, tutto perduto. Non c'è più niente qui per me. Forse la Confraternita è la mia opportunità per ottenere le risorse che necessito. Non mi piace l'idea di essere preso in custodia da questi individui, ma quest'uomo… questo Cisalli… mi pare diverso. E non solo dagli altri, ma anche da se stesso la prima volta che l'ho incontrato. Credo a quel che dice anche se non ho ragione di farlo.
"Va bene, verrò con voi."
punti "interrogatorio":
proposta
visione
broship
"battesimo" con nome figo e significativo che devo scoprire
EDIT: Nome trovato. Cutberto. Nome di un santo, simile a Cutrul. E il santo ha passato un periodo recluso per poi tornare al suo ruolo. Perfetto.