Vetrina di ThatGuyRichard

Titolo: Erosione? Una vita d'Erosione? idfk sono terribile coi titoli

Intro
Cisalli dreaming

Il buio era assoluto, denso e infinito. Una perfetta rappresentazione dell'oblio fisico e mentale dell'essere che vi era immerso. Giorni e mesi, o forse anni e decenni. Uno dopo l'altro, tutti uguali, perfettamente omogenei, senza il minimo sconquasso, fosse esso esterno o interno al corpo che giaceva sul fondo di quell'abisso.

Plic.

L'eternità era davvero lunga se non la si poteva confrontare nemmeno con un pensiero? Il significato del tempo stesso strappato via e annullato dall'assenza della mente. Non diversamente dal il colore in assenza di luce.

Plic.

O forse era l'io ad aver perso il suo significato, appiattito dalla tabula rasa che da tempo immemore caratterizzava la mente della creat- Plic.

Argh.

Plic.

La quarta goccia a schiantarsi contro il carapace cristallino è quella che fa traboccare il vaso. Le giunture iniziano a muoversi e una sagoma si erge pigramente nell'oscurità. La mente fuoriesce lentamente dal suo lungo torpore.

Dopo così tanto tempo, il mio stesso movimento mi pare innaturale. Le venature nella mia calotta superiore pulsano. Pensare di nuovo in maniera attiva mi confonde. Il ragionamento mi pare un processo inconcepibilmente peculiare. Mi guardo intorno, per nulla ostacolato dal buio. Mi trovo ancora sul fondo del crepaccio in cui mi sono lanciato, circondato dai frammenti cristallini dell'arto fratturato in mille scheggie alla fine della caduta. Articolo con cura i tre segmenti del braccio rimastomi per tastare l'entità del danno e con ben poca sorpresa scopro che nel punto dove si trovava non rimane che una superfice frastagliata. In cuor mio era da molto tempo che sapevo che il braccio non era più parte di me, ma, come con tutto ciò che riguardava la mia permanenza in quel baratro, mi rendevo solo ora veramente conto del fatto.

Ora che il mio io si è reinserito nel turbine dell'esistenza, mi trovo improvvisamente a ripugnare questo posto. La voragine dove mi ero scagliato accettando la morte e dove forse ho sofferto un fato peggiore. Ora, improvvisamente, non voglio altro che vivere.

Inizio la lunga scalata dei ripidi lati della fenditura verticale. Appiglio dopo appiglio, sporgenza dopo sporgenza, il braccio rimanente e le mie tre gambe, per quanto a fatica, riescono con lentezza a portarmi fino in cima. E alzando lo sguardo mi trovo nuovamente davanti la fonte del mio cordoglio. Goliban. La città dei Cutrul. Il mio mondo.

Mi aggiro tra gli edifici scavati nella roccia viva. Poggio le mie quattro punte manipolatrici sulle incisioni sui muri per sentire ancora una volta la vita della mia gente tramite i messaggi da loro lasciati, cercando di ignorare i loro corpi senza vita tutt'intorno a me. Vago per un tempo indeterminato, fino a che non mi trovo davanti alla Grande Madre. L'enorme cristallo giace inerme come l'ultima volta che l'avevo visto. Mi pervade nuovamente un atroce senso di perdita e tristezza. Non avevamo saputo adattarci e prosperare. Il cambiamento che avevamo intrapreso per sopravvivere era stata la nostra fine. Prendo improvvisamente coscienza di essere circondato dal nostro fallimento, cristallizato nel tempo dal nostro totale annientamento e il nulla che ci ha sostituito. Il trionfo della morte e dell'oblio sulla vita.

Non resisto oltre in questo monumento a ciò che fu. Qui non c'è più nulla per me. Devo uscire.




Sento il tepore diffondersi nelle mie membra quando i raggi della grande luce superiore iniziano ad attraversarmi. Contro ogni logica, ho scelto di ascendere nelle gallerie e raggiungere la grande caverna luminosa. I ricordi a riguardo sono ovviamente dolorosi, ma è anche il posto più inusuale mai visto dai Cutrul e, credo, la mia migliore occasione per lasciarmi tutto alle spalle. Per quanto le memorie passatemi tramite la Grande Madre siano vivide, non ero preparato all'esperienza che sto vivendo. Il terreno è morbido. In ogni direzione vedo delle strane formazioni verdi. Una specie di colonna marrone che si divide fino alle estremità dove sono attaccate moltissime protuberanze verdi. E queste si muovono armoniosamente in maniera quasi ritmica. Le studio più da vicino e mi rendo conto che questo movimento non è spontaneo, ma provocato dallo scorrere dell'aria. Cosa faccia muovere l'aria stessa, però, rimane un mistero. Forse è una proprietà dovuta alle dimensioni di questo spazio? Dopotutto, guardando in alto non vedo il soffitto, e le enormi formazioni rocciose che vedo in torno a me, terminano ad un certo punto; come se fossero enormi stalagmiti. E sono anch'esse ricoperte di quei costrutti verdi. Sono davvero ovunque.

Non sapendo dove andare, mi dirigo all'incirca nella direzione della grande luce, maestosa e misteriosa. Sto camminando già da parecchio, su e giù per le enormi rocce che cospargono il territorio, ma la luce continua a sembrare ugualmente lontana. Sono a dir poco confuso, ma di certo non ho intenzione di desistere. Continuo ad andare avanti. Un sali e scendi senza fine. Sto per perdere la pazienza, ma supero un'ultima cima e davanti a me si spazia una landa blu sconfinata. Sembra davvero infinita. Penso per un attimo che il mio stupore non possa aumentare ulteriormente, ma poi mi rendo conto dal suo movimento ritmico e dal rumore che echeggia in lontananza che la distesa stagliata innanzi è interamente composta d'acqua. Non avrei mai potuto immaginare che esistesse così tanta di quella sostanza che infiltrava la nostra grotta formando dei rigagnoli da poco e rendendo la roccia scivolosa. Mi appoggio per terra per calmarmi un'attimo e cercare di processare quanto mi circonda.

Ci vuole qualche minuto, mi riprendo e rialzo lo sguardo. Ed ora non è tanto la sostanza a catturare il mio interesse, ma il fatto che è semplicemente bellissimo. E mi giro all'indietro e guardo la serie di formazioni rocciose coperte di verde che ho attraversato. Bellissima anch'essa. Due spazi completamente diversi, ma ugualmente incredibili ai miei occhi, che s'incontrano e coesistono. In che genere di posto sono finito?

Decido immediatamente di scendere verso il basso e scoprire cosa succede nel punto in cui si toccano.




Notte, pensieri a freddo su spiaggia e mondo, incontro umani.

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