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James era lì, ad aspettare davanti alla lussuosa porta d’ufficio. Dalla noia, però, iniziò a giocherellare con la sua penna, chiedendosi se sarebbe stato meglio aspettare ancora un po’ o se dovesse andarsene via. Rimase lì per quelli che sembravano cinque minuti, poi, appena si decise di andarsene, un gruppo di persone, ciascuna vestita con un’elegante smoking nero e con quel cappello da classico investigatore privato, uscì dall’ufficio del O5-1.

“Tempismo perfetto…”

Bussò alla porta aperta, che faceva intravedere l’immenso interno con una scrivania vuota e l’O5 seduto in modo che James lo vedesse di spalle. A parte queste due cose, la stanza era totalmente vuota, lasciata al carpet rosso sangue e alle mura in stile ottocentesco, con una finestra a lato che faceva da unica fonte di luce.

“Vieni dentro, e chiudi la porta quando entri. Sono sicuro che nessuno di noi due vuole che questa conversazione si diffonda a persone inadeguate…”

James si preoccupò di entrare il più veloce possibile, e, con una agilità ammirevole, chiuse la porta. Sapeva anche lui che certe cose, per certe persone, dovevano rimanere segrete: a volte è meglio nascondere delle informazioni che, se venute in conoscenza, possono solamente far male.

“Siediti”

Quella parola, e quella voce… James l’aveva già sentita. Gli era familiare. “Probabilmente ho già avuto a che fare con questo tipo, mi avranno sicuramente somministrato qualche amnesico di classe A…”, pensò.

L’O5 si girò di scatto, come se avesse sentito il suo pensiero. Adesso James poteva chiaramente vedere il suo volto, anche quello assai familiare.

“Dr. James, prego! Non ti ricordi di me?”
Il dirigente si mise a ridere, ma per quel pover’uomo quella doveva essere una frase estremamente agghiacciante. Non sapeva con chi aveva a che fare.
“Ci siamo mai incontrati? Intendo dire, ci conosciamo?”
“Oh… no, no. Ma ho qui la documentazione su di te, James…”, disse estraendo da sotto la scrivania una pila di fogli.
“Dovevo aspettarmelo”
“Sì, mio caro James. La Fondazione si preoccupa di conoscere i propri impiegati, la loro vita, la famiglia, il loro passato… ogni piccola cosa su di voi è qui scritta. Sai, non vogliamo che qualcuno lavori o causi problemi al nostro sito senza che sappiamo chi sia, con questi tipi di anomalie confidenziali si deve stare attenti James, o le conseguenze saranno notevoli…”
“Capisco. Ora, però, possiamo passare al punto?”
“Oh, sì, certo. Hai detto che avevi qualcosa da farmi vedere, qualcosa di davvero importante?”
“In realtà dovevo chiederti se potevo parlare con l’Amministratore..”
“Tu non hai idea di cosa stai dicendo. L’Amministratore è una persona di vitale importanza, che coordina la Fondazione e la amministra in modo che nessun SCP possa causare danni alla società; non è mica quella persona che perderebbe il suo tempo a parlare..”
“Ecco perché lo devo incontrare”
James si apprestò a dare un foglio, Un semplice foglio A4, sì, ma che nessuno poteva mai immaginare che una semplice pagina di carta potesse avere un valore simile.

L’O5-1, osservando James, poi il foglio, e poi ancora James, si fece convincere a leggerlo. Appena finito, con una voce fioca e intimorita, disse: “James, io non avevo idea che, che… sicuro che quello che c’è scritto è vero?”
“Posso provarlo”
Si osservarono a vicenda, poi James si decise ad interrompere quel silenzio
“Ecco perché volevo incontrare per primo te, Robert. Non solo perché serviva un’O5 per contattare l’Amministratore, ma perché io non dimentico. So tutto della Fondazione, non importa se è Thaumiel, o se Dio solo sa. Ormai la mia sola conoscenza è la vostra fine. Sai dove trovarmi. D’oltre tutto, ci siamo già incontrati parecchie volte”
E si girò, senza degnare di Robert, di quella persona di estrema importanza, con il massimo potere e rispetto: no, lui ormai era praticamente niente, in confronto a James.
Per essere sicurò, ricontrollo il suo cellulare. L’email diceva chiaramente:
“Trovati nel solo punto che noi due conosciamo. Stesso giorno, stessa ora. Come sempre.”
Sembrava che il tempo, unico nemico di James, non voleva dargli scampo. Poi pioveva a dirotto, e lui si era dimenticato di portare con sé l’ombrello.
“Accidenti, non dovevo venire così presto”
Poi, però, una berlina nera senza targa si parcheggiò in fronte al giovane, da dove scese un uomo simile ad un investigatore privato.
“Sei tu James Menders?”
James annuì, ma il detective gli chiese di provarlo. Entrambi sapevano quali rischi c’erano in ballo se una persona sbagliata avesse incontrato l’Amministratore.
“Ecco qui”, disse Menders dando al uomo i documenti necessari, che con attenzione gli ridiede indietro.
“Sali su”
“Eccoci arrivati”
Scese dall’auto, e si ritrovò in mezzo a una vastissima pianura coperta da fiori colorati di ogni tipo. Essendo però notte fonda, si vedeva quel panorama come se fosse colorato in bianco e nero. La berlina intanto se ne andò, lasciando James solo nel raggio di chilometri. In mezzo a quella distesa, però, c’era una piccola casetta di legno. Iniziò subito a dirigersi verso di essa.
Appena arrivato, aprì la vecchia porta e davanti a lui c’era una sola stanza, vuota, senza altre porte o finestre, ma James sapeva già che cosa avrebbe trovato al suo interno: ecco, lì, in mezzo, c’era l’Amministratore della Fondazione seduto su una poltrona nuova e sfavillante che si distingueva dagli altri oggetti vecchi e abbandonati.
“Bentornato James. Allora quello che l’O5-1 mi ha riferito è vero?”
“L’ho notato quando qualcosa, in questo dannato universo, è andato storto. Sì, noi prendiamo in possesso e conteniamo oggetti anomali, entità mistiche o altra roba che ci può sembrare strana, ma noi due sappiamo che c’è ne solo uno che è un vero problema per la nostra esistenza”
“SCP-001?”
“Sì, proprio SCP-001. Hai mentito. La Fondazione mente ogni giorno ai propri impiegati, coloro che dovrebbero sapere l’inimmaginabile, ecco, anche loro non sanno la verità. Io facevo parte di loro, una volta. Ma non ero stupido. Sapevo che non c’era nessun ‘Motivo di sicurezza’ per somministrare quelli amnesici. Avevo visto una volta, poiché invitato al sito di coordinamento e delegazione SCP, un O5 camminare con due persone sospette verso la stanza AE-17, quella dove ti fanno il lavaggio del cervello. Per sbaglio lo urtai, e il tuo delegato iniziò a insultarmi contro cose che se ce l’avessi avuto davanti sarebbe sotto terra adesso. Comunque, decisi di tornare indietro perché avevo dimenticato alcuni documenti nell’ufficio da dove provenivo. Passando per il corridoio della stanza AE-17, vidi l’O5 uscire insieme a quei due uomini. Solo per non farmi rovinare la carriera, decisi di chiederli scusa per l’accaduto. Lui mi rispose così, ‘Per che cosa?’. Lì capì che anche quelle persone, così importanti e che dovrebbero sapere qualsiasi cosa, venivano private della loro conoscenza, delle loro memorie. C’era qualcosa di davvero segreto che nessuno poteva sapere. E quella cosa è SCP-001. Adesso, non so quante volte avrete provato a rimuovere le mie memorie riguardo l’SCP, ma ormai devi capire che se lo sai, non puoi più fare niente a riguardo”
“…, va bene, James, va bene. Io e te siamo gli unici a sapere qual è la proposta reale, ma che vuoi fare? Cercare di cambiare il nostro universo adesso?”
James sorrise, ma sorrise in modo inquietante, come se ormai sapeva cosa fare.
“In realtà, hai sbagliato due cose. Primo, noi due non siamo gli unici a sapere queste informazioni, e tu lo sai bene. Secondo, ho già cambiato l’universo parecchie volte. Tu sai che la nostra singola esistenza è una simulazione, un frutto di fantasia di una realtà più grande. Ti ricordi del caso D-9341, di quel certo ‘Oliver’? Ecco, secondo te perché la MTF l’ha trovato morto, proprio davanti la Gate B, aspetta… cosa dicevano sulla presunta causa del decesso? ‘D-9341 sembra dimostrarsi notevolmente fortunato nell’essere riuscito ad uscire dal sito nonostante le estreme condizioni di sopravvivenza riportate dalle squadre all’interno. Appare che il soggetto sia in condizioni fisiche tali da far pensare che sia riuscito a completare attività prima considerate impossibili. Saranno svolte ulteriori ricerche nel determinare se al soggetto verrà assegnata una classificazione SCP, o se è stato un puro caso di fortuna’. Noi due però sappiamo che lui, in realtà, è morto parecchie volte prima di riuscire ad evacuare, come se per obbiettivo qualcuno o qualcosa cercasse di farlo uscire dallo stabilimento, ma non di sopravvivere. Ecco, lui in realtà era per natura voluto così, ma quando parlo di natura mi riferisco a delle persone. In questo momento qualcuno, e tu lo sai bene, sta seguendo questa conversazione. Anzi, la sta leggendo. La nostra esistenza, Amministratore, …”
“… non è altro che un’idea concepita da un gruppo di scrittori horror. Noi non siamo altro che un frutto di creazione bloccata in un paio di storie, e le nostre azione sono
progettate come ogni cosa che facciamo. E così, anche tutte quelle creature e cose che abbiamo a che fare ogni giorno, tutti quelli SCP… non sono altro che un paio di storie volute e ideate da un gruppo di scrittori horror.”

Non ti ricordi di me?

D’oltre tutto, ci siamo già incontrati parecchie volte

Come sempre.

James era lì, ad aspettare davanti alla lussuosa porta d’ufficio. Il suo compito era fondamentale, lui lo sapeva. Ormai l’aveva già fatto prima.

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